La sicurezza offerta dai cobot, i nuovi robot

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Come tigri allo zoo e potenzialmente imprevedibili e pericolosi, i robot all’inizio sono stati tenuti in gabbia, evitando di metterli a contatto con gli operatori. La concezione è oggi priva di fondamento, visto che i robot di ultima generazione possono coesistere con gli umani senza alcun rischio per gli stessi.

I robot sicuri e collaborativi

Negli ultimi anni, i brand preposti alla progettazione e produzione di robot collaborativi hanno perfezionato al massimo gli strumenti di sicurezza dei loro manufatti, allo scopo di evitare incidenti e per consentirgli di coesistere con gli esseri umani al fine di collaborare per un qualsiasi processo produttivo. Le applicazioni di carattere sensoriale (sensori applicati al braccio del cobot), infatti, oggi sono praticamente perfetti ed in grado di collaborare con l’uomo anche in presenza  di oggetti grandi e pesanti, come ad esempio durante lo stoccaggio di materiali sui pallet, sia per imballarli che per la movimentazione e il successivo trasporto.

Cosa c’è da sapere sui cobot?

La prima cosa da sapere sui robot arm per industrie , come apprendiamo dalle pagine del sito della Universal Robots, è che generalmente combinano alcune o tutte caratteristiche; infatti, sono progettati per lavorare in modo sicuro intorno alle persone, limitando ad un valore prossimo allo zero in rischio di impatto e quindi di lesioni. Tutto ciò avviene grazie a dei sensori che impediscono il contatto o si arrestano del tutto nel caso ci sia il rischio concreto che possa avvenire. Un’altra importante considerazione in merito alle caratteristiche di sicurezza che questi cobot vantano, riguarda il design piuttosto leggero che consente di spostarli per effettuare attività differenti secondo le necessità.

Per fare un esempio basta citare alcuni bracci robotici particolarmente gettonati nel settore industriale, dall’UR3 (il più piccolo di tutti) e quelli identificati con la sigla UR5 e UR10. Si tratta di apparecchi il cui software non richiede una particolare abilità per la programmazione. La maggior parte dei cobot è, infatti, abbastanza semplice da consentire a chiunque di utilizzarli tramite un dispositivo cellulare come uno smartphone o un tablet grazie ai quali si potrà insegnare loro alcuni movimenti specifici o semplicemente programmarli.

La molteplicità d’uso dei cobot

Proprio come una sega elettrica ha lo scopo di aiutare e non sostituire il falegname, il cobot allo stesso modo è destinato ad assistere – e non sostituire – il lavoratore durante un ciclo di produzione. I robot collaborativi in genere sono molto più semplici di quelli tradizionali, il che li rende anche più economici, meglio gestibili e facili da manutenere. I modelli UR sono tra l’altro progettati per funzionare fianco a fianco con persone senza alcuna protezione. Tuttavia ciò non significa che dovrebbe essere sempre cosi; infatti, è l’applicazione, non il robot, a determinare i requisiti di sicurezza.

Anche un cobot intrinsecamente sicuro richiede quindi l’ingabbiamento se sta lavorando con dei carichi pericolosi come ad esempio delle lame affilate. Altri, come i robot di palettizzazione / depallettizzazione sono progettati per trasportare carichi più pesanti e richiedono anche in questo caso delle gabbie di protezione. I moderni sensori possono però consentire a queste gabbie di essere più piccole, liberando quindi spazio prezioso sul pavimento del laboratorio dove si svolge il robot svolge il suo lavoro la produzione, consentendo agli operatori umani di stargli a più stretto contatto.

Robot e sicurezza

 L’approccio di base per rendere sicuri i cobot rappresenta una delle priorità in tale settore. Infatti, se un robot entra a contatto con un collaboratore umano, si ferma immediatamente in modo che l’operatore non percepisca altro che una lieve spinta. Le superfici arrotondate contribuiscono tra l’altro a rendere questo spostamento ancora più delicato. Questo approccio limita anche il carico massimo che il robot può gestire e la sua velocità. Ciò significa che un modello come ad esempio l’UR3, con un payload massimo di 3 kg non riesce a supportare eventuali eccessi, per cui  specie ad alta velocità – si ferma gradualmente fino ad arrestarsi del tutto al momento del contatto.

Un approccio basato su dei sensori consente in l’uso collaborativo in applicazioni più veloci e pesanti. Contrariamente ai vecchi modelli, anche in caso di barriere fisiche come gabbie o cellule fotoelettriche, i sensori moderni possono essere più discriminanti, rilevando non solo la presenza di una persona, ma anche la loro posizione. Ciò consente al robot di rallentare, aggirarla o fermarsi quando la situazione richiede la massima sicurezza. Quando la persona si allontana, il robot può poi riprendere automaticamente il suo normale funzionamento.